Sunday, Jul 5th, 2009 ↓
Bianco rosso e verde accanto a un blogger.Che paese è?
Bianco rosso e verde accanto a un blogger.
Che paese è?
e mentre noi discutiamo su come rendere sempre più difficile la vita a internet (vedi ddl Alfano) Obama risponde a domande sulla riforma sanitaria poste attraverso Youtube. Buona visione.
Friday, Jul 3rd, 2009 ↓
I sondaggi telefonici possono essere un metodo per influenzare l’opinione pubblica, è ben noto agli addetti ai lavori ma non a tutti i cittadini, e quasi sempre vengono usati in questa direzione.Il metodo non garantisce che ci si sottoponga davvero con piena accettazione alle domande ma fa perno su abitudini e attitudini psicologiche.Immaginate una sconosciuta che vi telefoni all’improvviso e vi chieda se volete rispondere a un sondaggio, senza farvi sapere prima le domande o l’argomento.Se voi accettate difficilmente riuscirete a tornare indietro e revocare il consenso (per pigrizia, timore…) e, avendovi chiamato per nome a un vostro numero, probabilmente neanche eserciterete il vostro diritto a chiudere bruscamente la comunicazione.Dunque iniziamo premettendo che si tratta di una partecipazione libera solo in teoria.Ci sono molte cose che si possono ottenere con un sondaggio.Prendiamo per es. il recente sondaggio sull’operato dell’amministrazione di Roma affidato dal Comune di Roma a Ipsos.
Tralasciando gli aspetti relativi al campione utilizzato e alla comunicazione dei risultati vediamo un esempio di domanda aggiuntiva che si potrebbe definire strumentale.Dopo una serie di richieste di giudizi su Sindaco e Giunta Comunale, di punteggi sui servizi pubblici erogati dall’amministrazione - tutti aspetti che richiamano esperienze o ricordi di azioni e realtà concrete del governo cittadino - ci sono una serie di domande un po’ diverse.Riguardano quasi tutte percezioni diffuse, opinioni espresse attraverso i massmedia e aspettative emotive.Realtà o immaginazione?
Prendiamo la domanda in questa immagine, a pagina 19 del documento, una tra le più concrete.Naturalmente questo sottopasso non esiste, nessun cittadino (tranne i ricercatori delle università e i tecnici) può avere un’idea precisa di cosa significhi costruire un sottopasso per le auto sotto Castel S.Angelo.E’ una domanda inutile, la domanda vera avrebbe dovuto riguardare possibili assetti per risolvere il problema del traffico sul lungotevere e nel quartiere Prati, possibilmente a valle di un normale dibattito pubblico sull’argomento.In realtà questa domanda ha tutt’altro scopo.Innanzitutto è un modo per comunicare con l’intervistato:

mischiando giudizi basati su esperienze reali (su cui è stata chiesta l’attenzione) e ipotesi si tende a rendere più vere le ipotesi, il messaggio è che sia stia facendo qualcosa di concreto per il traffico progettando una grande opera.
si tende ad accreditare definitivamente che è questa amministrazione ad aver avuto l’idea (mentre si tratta di una ipotesi di progetto decennale particolarmente approfondita dalla precedente amministrazione)
si ottiene un ovvio consenso da parte dell’intervistato: di fronte a una proposta di soluzione per l’odioso traffico riesce a dire NO solo chi è particolarmente informato e motivato all’argomento. E’ come chiedere: volete che scompaia la fame nel mondo?

Anche le risposte proposte tendono a catturare più consenso possibile. Guardiamo i risultati:

molto d’accordo: 25%
abbastanza d’accordo: 31%
non risponde: 9%
poco d’accordo: 16%
per nulla d’accordo: 19%

Che significa essere “abbastanza d’accordo” su una soluzione tecnica?- Sei d’accordo che ti installi un condizionatore contro il caldo?- Sono abbastanza d’accordo!oppure- Sono poco d’accordo…Su quello che si ritiene essere la soluzione a un problema reale la risposta può essere o SI o NO.Tanto è vero che se sommiamo i cauti positivi (31%), quelli che onestamente non sanno rispondere (9%) e quelli cautamente negativi (16%) abbiamo che il 56% non ha precisamente idea di ciò di cui si sta parlando.E’ un dato molto indicativo.
Infine lo scopo più classico è quello di poter dire di avere un mandato da parte dei cittadini per avviare un’opera pubblica del genere.Sarebbe oltretutto abbastanza curioso visto che un Sindaco eletto ha già il mandato di occuparsi di amministrare al meglio il territorio, prendendosene ogni responsabilità.In questo caso si potrà dire facilmente che lo hanno voluto i cittadini stessi.

I sondaggi telefonici possono essere un metodo per influenzare l’opinione pubblica, è ben noto agli addetti ai lavori ma non a tutti i cittadini, e quasi sempre vengono usati in questa direzione.
Il metodo non garantisce che ci si sottoponga davvero con piena accettazione alle domande ma fa perno su abitudini e attitudini psicologiche.
Immaginate una sconosciuta che vi telefoni all’improvviso e vi chieda se volete rispondere a un sondaggio, senza farvi sapere prima le domande o l’argomento.
Se voi accettate difficilmente riuscirete a tornare indietro e revocare il consenso (per pigrizia, timore…) e, avendovi chiamato per nome a un vostro numero, probabilmente neanche eserciterete il vostro diritto a chiudere bruscamente la comunicazione.
Dunque iniziamo premettendo che si tratta di una partecipazione libera solo in teoria.
Ci sono molte cose che si possono ottenere con un sondaggio.
Prendiamo per es. il recente sondaggio sull’operato dell’amministrazione di Roma affidato dal Comune di Roma a Ipsos.

Tralasciando gli aspetti relativi al campione utilizzato e alla comunicazione dei risultati vediamo un esempio di domanda aggiuntiva che si potrebbe definire strumentale.
Dopo una serie di richieste di giudizi su Sindaco e Giunta Comunale, di punteggi sui servizi pubblici erogati dall’amministrazione - tutti aspetti che richiamano esperienze o ricordi di azioni e realtà concrete del governo cittadino - ci sono una serie di domande un po’ diverse.
Riguardano quasi tutte percezioni diffuse, opinioni espresse attraverso i massmedia e aspettative emotive.
Realtà o immaginazione?

Prendiamo la domanda in questa immagine, a pagina 19 del documento, una tra le più concrete.
Naturalmente questo sottopasso non esiste, nessun cittadino (tranne i ricercatori delle università e i tecnici) può avere un’idea precisa di cosa significhi costruire un sottopasso per le auto sotto Castel S.Angelo.
E’ una domanda inutile, la domanda vera avrebbe dovuto riguardare possibili assetti per risolvere il problema del traffico sul lungotevere e nel quartiere Prati, possibilmente a valle di un normale dibattito pubblico sull’argomento.
In realtà questa domanda ha tutt’altro scopo.
Innanzitutto è un modo per comunicare con l’intervistato:

  1. mischiando giudizi basati su esperienze reali (su cui è stata chiesta l’attenzione) e ipotesi si tende a rendere più vere le ipotesi, il messaggio è che sia stia facendo qualcosa di concreto per il traffico progettando una grande opera.
  2. si tende ad accreditare definitivamente che è questa amministrazione ad aver avuto l’idea (mentre si tratta di una ipotesi di progetto decennale particolarmente approfondita dalla precedente amministrazione)
  3. si ottiene un ovvio consenso da parte dell’intervistato: di fronte a una proposta di soluzione per l’odioso traffico riesce a dire NO solo chi è particolarmente informato e motivato all’argomento. E’ come chiedere: volete che scompaia la fame nel mondo?

Anche le risposte proposte tendono a catturare più consenso possibile. Guardiamo i risultati:

  • molto d’accordo: 25%
  • abbastanza d’accordo: 31%
  • non risponde: 9%
  • poco d’accordo: 16%
  • per nulla d’accordo: 19%

Che significa essere “abbastanza d’accordo” su una soluzione tecnica?
- Sei d’accordo che ti installi un condizionatore contro il caldo?
- Sono abbastanza d’accordo!
oppure
- Sono poco d’accordo…
Su quello che si ritiene essere la soluzione a un problema reale la risposta può essere o SI o NO.
Tanto è vero che se sommiamo i cauti positivi (31%), quelli che onestamente non sanno rispondere (9%) e quelli cautamente negativi (16%) abbiamo che il 56% non ha precisamente idea di ciò di cui si sta parlando.
E’ un dato molto indicativo.

Infine lo scopo più classico è quello di poter dire di avere un mandato da parte dei cittadini per avviare un’opera pubblica del genere.
Sarebbe oltretutto abbastanza curioso visto che un Sindaco eletto ha già il mandato di occuparsi di amministrare al meglio il territorio, prendendosene ogni responsabilità.
In questo caso si potrà dire facilmente che lo hanno voluto i cittadini stessi.

“una asserzione è indubitabilmente vera quando essa è tanto indubitabile quanto l’ asserzione Superman è Clark Kent (e viceversa).
(…) la funzione epistemologica degli asserti romanzeschi è che possono essere usati come cartina di tornasole per l’ irrefutabilità di ogni altro asserto.
Sono il solo criterio che possediamo per definire che cosa sia la verità.”

—Umberto Eco su Repubblica del 30/6/2009 (“la verità è solo nella finzione”) su “Variazioni sull’invisibile: perchè non è vero che Anna Karenina abitasse a Baker Street”, Milanesiana 2009
Monday, Jun 29th, 2009 ↓
Il 28 giugno in Italia sia La Repubblica che il Corriere della Sera online aprono la notizia principale con questa foto. E’ una foto che gira almeno dal 25 giugno su cui ci sono forti dubbi che non si tratti di un accurato fotomontaggio e di cui risulta almeno una modifica successiva in fotoritocco che cambia (in maniera implausibile) il gesto della mano della ragazza.Pur essendo una modifica anch’essa molto accurata sembra che si sia diffusa quasi contemporaneamente a quella da cui trae origine.
Addirittura il Corriere in homepage riporta le due foto accanto, a sinistra quella “vera” e a destra quella modificata, con un cerchietto rosso sulla modifica, dando quindi la percezione al lettore che si possa trattare di una foto attendibile successivamente modificata da qualcuno.Repubblica invece si limita a mostrare in una galleria di foto le varie versioni.Entrambi in realtà specificano che possano essere falsi, ed è proprio per questo che la scelta di aprire improvvisamente sull’Iran (dopo giorni quasi di silenzio) con una foto dubbia e datata, avendo a disposizione centinaia di foto vere, sembra davvero bizzarra.Due quotidiani su due, senza che esista una reale notizia su quella foto.Inoltre il Corriere all’interno mostra la foto come parte di un video di immagini (e scritte) realizzato da Secondo Protocollo, un’organizzazione al centro di polemiche sulla Rete, anche a causa della proposta di legge della Carlucci sulla censura dei siti Internet che anche molti blog hanno coperto.Il video proposto in questo modo potrebbe suggerire a un lettore che esso stesso sia la fonte della foto e ne propone, in ogni caso, i contenuti.

Il 28 giugno in Italia sia La Repubblica che il Corriere della Sera online aprono la notizia principale con questa foto. E’ una foto che gira almeno dal 25 giugno su cui ci sono forti dubbi che non si tratti di un accurato fotomontaggio e di cui risulta almeno una modifica successiva in fotoritocco che cambia (in maniera implausibile) il gesto della mano della ragazza.
Pur essendo una modifica anch’essa molto accurata sembra che si sia diffusa quasi contemporaneamente a quella da cui trae origine.

Addirittura il Corriere in homepage riporta le due foto accanto, a sinistra quella “vera” e a destra quella modificata, con un cerchietto rosso sulla modifica, dando quindi la percezione al lettore che si possa trattare di una foto attendibile successivamente modificata da qualcuno.
Repubblica invece si limita a mostrare in una galleria di foto le varie versioni.
Entrambi in realtà specificano che possano essere falsi, ed è proprio per questo che la scelta di aprire improvvisamente sull’Iran (dopo giorni quasi di silenzio) con una foto dubbia e datata, avendo a disposizione centinaia di foto vere, sembra davvero bizzarra.
Due quotidiani su due, senza che esista una reale notizia su quella foto.
Inoltre il Corriere all’interno mostra la foto come parte di un video di immagini (e scritte) realizzato da Secondo Protocollo, un’organizzazione al centro di polemiche sulla Rete, anche a causa della proposta di legge della Carlucci sulla censura dei siti Internet che anche molti blog hanno coperto.
Il video proposto in questo modo potrebbe suggerire a un lettore che esso stesso sia la fonte della foto e ne propone, in ogni caso, i contenuti.

Thursday, Jun 25th, 2009 ↓
osservo una intera generazione (il 50% degli iraniani è sotto i 25 anni) morire lentamente. sperando in noi più di quanto noi crediamo in noi stessi.
(foto demotix)

osservo una intera generazione (il 50% degli iraniani è sotto i 25 anni) morire lentamente. sperando in noi più di quanto noi crediamo in noi stessi.

(foto demotix)

“I give you the facts. Having opinions is your job.”

Ann Curry - NBC journalist
Tuesday, Jun 23rd, 2009 ↓

Wag The Dog (“Sesso e Potere”) è una bellissima commedia del 1997 di Barry Levinson sul rapporto tra media e politica, basata sul libro American Hero di Larry Beinhart.
Gli sceneggiatori (tra cui lo stesso de “Gli Intoccabili”) dovendo immaginare una situazione di emergenza mediatica completamente assurda per il Presidente degli Stati Uniti e per una democrazia, da cui tessere tutta la trama, pensano a uno scandalo in cui il Presidente venga beccato nei palazzi del potere con una adolescente.

Sì, completamente assurdo.

wag the dog

Sono diversi giorni, ormai, in cui i giornali e i TG italiani hanno un buco.
Sulle rivolte in Iran sono vuoti.
Non hanno contenuti, se non qualche foto o filmato preso da youtube (impossibili da verificare direttamente) e scarne analisi.
E questo non perchè non stia accadendo nulla in una zona cruciale del pianeta.
Nella giornata più drammatica (sabato 20) a fronte di un numero enorme di eventi imprevedibili gli aggiornamenti dei quotidiani online più evoluti erano praticamente fermi.
Mentre su Twitter e sui social media si scaricava un’alluvione di avvenimenti pronti per essere vagliati, verificati e analizzati i media italiani erano fermi alle dichiarazioni ufficiali del regime iraniano (che controllava i corrispondenti stranieri) o delle agenzie di stampa, togliendo implicitamente voce, in questo modo, all’opposizione.
Fa quasi rabbia constatare che non si tratta di scelte editoriali o politiche, che sarebbe bastato (e basterebbe) anche solo COPIARE dai siti che filtrano e aggregano online le notizie, che di certo non gli chiederebbero nulla essendo pubblici.

Il giornalismo non sta morendo, sta cambiando e il cane da guardia della democrazia deve risvegliarsi.

Thursday, Jun 18th, 2009 ↓

Nella vicenda regime iraniano vs Twitter temo che si stia sopravvalutando tecnicamente un po’ troppo i social media.
Da un lato l’amministrazione USA ha ammesso di essere in contatto con Twitter e Facebook, probabilmente per chiedergli di non effettuare i periodici aggiornamenti (con relativa sospensione) del sistema di fronte a una situazione così critica.
Dall’altro è estremamente improbabile che un regime di polizia in un paese tecnologicamente evoluto come quello iraniano non sia in grado di bloccare i social media sia in entrata che in uscita.
Non si tratta di semplici filtri (come in Cina) ma di un vero e proprio controllo capillare dei nodi internet, abbastanza diffuso nei regimi totalitari mediorientali e africani, probabilmente basato anche su liste nere.
E’ vero che per usare Twitter non c’è bisogno di passare necessariamete sul suo sito (per cui serve a poco bloccarlo) ma non è vero che il passaggio dati verso il suo sistema, effettuato in mille altri modi, sia virtualmente non individuabile.
Il protocollo utilizzato e liberamente disponibile, così come usato da ogni altro servizio a cui si aggancia, contiene delle “firme” facilmente ritrovabili, se non altro a partire dall’autenticazione dell’utente.
Senza parlare del fatto che controllando i nodi anche i contenuti possono essere letti.
Infine non è molto difficile avere una lista sempre aggiornata di tutti i social network disponibili pubblicamente con le loro caratteristiche peculiari.
E’ naturalmente possibile aggirare anche questi controlli ma d’altro canto i controllori potrebbero decidere facilmente di filtrare i dati, per es. criptati, e si tratterebbe di un capitolo a parte.

Quindi se si parla di social network pubblici e disponibili a milioni di persone quello che sta accadendo in Iran è che ne stanno ancora permettendo l’accesso.
Perchè?
Ci possono essere due ipotesi:

  1. il regime conta di utilizzare gli stessi social network a suo favore. In questa fase hanno bisogno di non rimanere isolati a livello internazionale (e soprattutto di Lega Araba).
    Un blocco assoluto dei SN (o addirittura di tutta internet) insospettirebbe molto anche i paesi arabi moderati.
    Possono usarli, invece, per fare disinformazione (soprattutto nel mondo arabo) e individuare i dissidenti.
  2. qualcuno all’interno del regime si sta opponendo.
    E questo potrebbe essere un segnale.

E’ difficile dire cosa stia accadendo davvero ma stavolta bisogna cercare di interpretare anche i dati che provengono dai SN. Il citizen journalism sta dimostrando la sua forza dirompente ma non vorrei che dimostri anche, per la prima volta, di essere in qualche modo manipolabile.

Comments (View)