Thursday, Jun 18th, 2009 ↓

Che senso ha protestare per i prezzi dell’iPhone 3gs? E’ ridicolo.
Non è un mica un bene primario, oggi ci sono decine di alternative valide.
D’altronde se ritenete che lo smartphone di Apple sia lo stato dell’arte nel suo segmento il prezzo richiesto non è di certo incomprensibile, è dettato semplicemente dalle condizioni di mercato.
Vi ricordate quando compravate i top di gamma dei grandi vecchi produttori, pezzi di metallo che non avevano nulla in più se non un bel design e un po’ di marketing?
Li pagavate ben oltre, si arrivava ad oltre 1000 euro per le primizie, in ogni caso non meno di 700-800 euro.
Li avete abituati voi (o loro, insomma qualcuno li comprava).
Qui si sta parlando di un telefono con notevoli miglioramenti hardware che costa circa 40 euro in più della stessa versione precedente (il 16GB), venduta in decine di milioni di pezzi, e che introduce una nuova versione (la 32GB) prima inesistente aggiungendone un centinaio.

Il punto è che l’Italia è ancora un mercato marginale per la tecnologia, con una bassa cultura informatica e una connettività internet da sottosviluppo.
Invece Apple punta (come tutti) al settore business e al rapporto con le telco, che sono coloro che (altrove) pagano realmente quei telefoni da offrire ai loro affezionati abbonati.
Da noi l’abbonamento è scoraggiato, si fanno i numeri sulle ricaricabili, il gestore del servizio scarica interamente i costi sul (precario) cliente finale e la fa passare anche come un’imposizione del (perfido) fornitore di turno.
O addirittura ci specula, se lo possono permettere, nessuno farà davvero concorrenza.

Nella vicenda regime iraniano vs Twitter temo che si stia sopravvalutando tecnicamente un po’ troppo i social media.
Da un lato l’amministrazione USA ha ammesso di essere in contatto con Twitter e Facebook, probabilmente per chiedergli di non effettuare i periodici aggiornamenti (con relativa sospensione) del sistema di fronte a una situazione così critica.
Dall’altro è estremamente improbabile che un regime di polizia in un paese tecnologicamente evoluto come quello iraniano non sia in grado di bloccare i social media sia in entrata che in uscita.
Non si tratta di semplici filtri (come in Cina) ma di un vero e proprio controllo capillare dei nodi internet, abbastanza diffuso nei regimi totalitari mediorientali e africani, probabilmente basato anche su liste nere.
E’ vero che per usare Twitter non c’è bisogno di passare necessariamete sul suo sito (per cui serve a poco bloccarlo) ma non è vero che il passaggio dati verso il suo sistema, effettuato in mille altri modi, sia virtualmente non individuabile.
Il protocollo utilizzato e liberamente disponibile, così come usato da ogni altro servizio a cui si aggancia, contiene delle “firme” facilmente ritrovabili, se non altro a partire dall’autenticazione dell’utente.
Senza parlare del fatto che controllando i nodi anche i contenuti possono essere letti.
Infine non è molto difficile avere una lista sempre aggiornata di tutti i social network disponibili pubblicamente con le loro caratteristiche peculiari.
E’ naturalmente possibile aggirare anche questi controlli ma d’altro canto i controllori potrebbero decidere facilmente di filtrare i dati, per es. criptati, e si tratterebbe di un capitolo a parte.

Quindi se si parla di social network pubblici e disponibili a milioni di persone quello che sta accadendo in Iran è che ne stanno ancora permettendo l’accesso.
Perchè?
Ci possono essere due ipotesi:

  1. il regime conta di utilizzare gli stessi social network a suo favore. In questa fase hanno bisogno di non rimanere isolati a livello internazionale (e soprattutto di Lega Araba).
    Un blocco assoluto dei SN (o addirittura di tutta internet) insospettirebbe molto anche i paesi arabi moderati.
    Possono usarli, invece, per fare disinformazione (soprattutto nel mondo arabo) e individuare i dissidenti.
  2. qualcuno all’interno del regime si sta opponendo.
    E questo potrebbe essere un segnale.

E’ difficile dire cosa stia accadendo davvero ma stavolta bisogna cercare di interpretare anche i dati che provengono dai SN. Il citizen journalism sta dimostrando la sua forza dirompente ma non vorrei che dimostri anche, per la prima volta, di essere in qualche modo manipolabile.

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