Il Garante Privacy esorta la federazione italiana editori (FIEG) ad un uso corretto dei social network, in particolare a “adeguate verifiche sulla loro esattezza e completezza, oltre che sulla loro pertinenza sui fatti narrati”.
Indubbiamente sui SN sono presenti una grande mole di informazioni allettanti per i giornalisti ma quando questi ne fanno un uso sbagliato la causa non è certo nei SN stessi nè nel fatto che “gli utenti dei social network non sono ancora pienamente consapevoli del fatto che i dati personali da loro inseriti su Facebook e su altri siti sono facilmente raggiungibili attraverso i motori di ricerca”.
La gente non crea profili su Facebook pensando che sarà materiale giornalistico per altri, al pari di un lancio ANSA, tutt’altro!
La causa dei comportamenti sbagliati è la scarsa consapevolezza dei giornalisti su come usare i SN, su come fare giornalismo con i SN sia diverso dal passato - e richieda nuove cognizioni - e di chi tende ad agevolare una visione del genere come, in questo caso, proprio il Garante della Privacy.
(via Punto Informatico)
Caro direttore, le cronache di questi giorni raccontano di un paese che non reagisce ai gravi comportamenti del presidente del Consiglio. Non esiste nessun paese al mondo che tolleri le menzogne dei propri governanti.
Siamo un caso unico. Sono state davvero poche le voci che hanno cercato di non far passare il tempo per evitare che l’assuefazione addormenti la coscienza pubblica.
Sì, in questo momento noi crediamo che occorra uno scatto d’orgoglio di tutti gli italiani che pensano che la menzogna sia un danno al paese e alla sua credibilità. Se Berlusconi sia un santo o no interessa davvero poco.
Qui si parla di una questione politica e le domande che emergono impongono risposte non equivoche. Si può impunemente mentire al paese? Si è messa a rischio la sicurezza nazionale? Quanto si sono sovrapposti gli interessi privati alle funzioni pubbliche? Le questioni sono decisive. Riguardano la credibilità delle istituzioni e l’autorevolezza della classe dirigente.
Non è superfluo ricordare quanto impone l’articolo 54 della nostra Costituzione: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”. Quello che emerge dalle inchieste giudiziarie non può essere considerato il fatto personale di un “utilizzatore finale”. Coinvolge tutti e non può essere accantonato dalla politica. Soprattutto dal Partito Democratico.
Ecco perché invitiamo il nostro partito a utilizzare le sue feste e le sue iniziative per rilanciare nel paese una profonda riflessione sui danni che sta provocando il Presidente del Consiglio. In questo momento tutti coloro che vogliono bene al nostro paese, in qualsiasi formazione militino, devono trovare il coraggio di non girarsi dall’altra parte.
Rita Borsellino
Gianrico Carofiglio
Sergio Cofferati
David Sassòli
Debora Serracchiani
Luigi Zanda

Ma a questo punto l’Italia del turismo non ha quantomeno un problema di brand?
Oltre al (discusso) logo del redivivo italia.it (foto in alto) esiste già il logo di Italia Much More (foto in basso), campagna di immagine a cura dell’ENIT, con un sito che raccoglie foto, filmati su Youtube e elenco di eventi in mashup su Google Map.
In più c’è il sito dell’ENIT (con lo stesso logo per fortuna), l’ente nazionale preposto a occuparsi del turismo, con contenuti analoghi e approfondimenti: mappe, calendari, riviste online, brochure, informazioni, db di alberghi, indirizzi utili e così via.
Che vi ricorda?
Alla fine immagino che i turisti stranieri riescano a trarne una immagine abbastanza fedele del nostro paese: Chaotic Italy!
Il governo approva il piano-casa, 100.000 alloggi in 5 anni ma in Italia non c’è carenza di case.
Nel nostro paese c’è un surplus di offerta ma i costi delle case nuove vengono tenuti elevatissimi dai costruttori (come può verificare chiunque stia cercando casa in questi mesi) che preferiscono tenerle vuote pur di non venderle a meno.
Quello che manca in Italia sono affitti sostenibili e fondi per la riqualificazione urbana dei quartieri esistenti, che permetterebbero una differenziazione dell’offerta e quindi un vero libero mercato immobiliare.
Continuando a costruire case si alimenta una bolla, in un momento di recessione, inflazione allo 0% e PIL a -4%, che probabilmente sarà amplificata dal condono sui capitali in ritorno dai paradisi fiscali, come è accaduto qualche anno fa.
la vera killer application del futuro in Italia su internet è l’informazione.
quando quel 50% di italiani che non sa neanche che esistiamo si accorgerà che non è più indispensabile rimanere ingessati su quei tre TG, su quello scatolotto passivo, per avere informazioni sarà il boom.
è per questo che chi detiene il potere farà di tutto per tenere lontano quel momento.
Contro il maldestro articolo di legge sulle rettifiche per i siti informatici nel maxi-emendamento del DDL Alfano il 14 luglio (oggi) una fetta importante della Rete partecipa a uno sciopero e a una manifestazione dal vivo a Roma.
Pur condividendo le valutazioni sull’assurdità della legge (per superficialità più che per precisa volontà) e rispettando chi manifesta con ogni modalità credo che uno sciopero “classico” di questo tipo sia abbastanza inutile in Rete.
Innanzitutto perchè Internet ha la sua forza dirompente in ben altre caratteristiche, non è un semplice servizio che si può pensare di fermare per lanciare un messaggio, e gli ultimi 20 anni di crescita inarrestabile, di rivoluzione dell’economia e dei costumi sono qui a dimostrarlo.
La Rete è un’organismo che ha bisogno di vivere per avere un effetto, per permettere alla gente di comunicare in maniera inedita, di formarsi idee e opinioni e che agisce al di fuori del contesto mediatico classico.
Sarebbe come decidere, potendo, di far scioperare le nostre sinapsi: un giorno con i neuroni isolati.
E allora che obiettivi potrebbe avere un sciopero reale come questo?
Tutto questo non significa che la Rete debba rimanere inerme.
Sarebbe utile usare la spinta di questi giorni per agire ciascuno sull’unica leva a nostra disposizione: i contenuti.
Questo pericolo immediato potrebbe essere l’occasione per essere più consapevoli di cosa abbiamo in mano, per parlare, per sensibilizzarci tutti verso una fase di contenuti ancora più attenti alla realtà che ci circonda, critici e propositivi.
Per aiutare tutti a crescere insomma, a partire da adesso e nei prossimi mesi, per non aspettare il prossimo bavaglio ma immaginare la Rete che sognamo.
Una Rete davvero consapevole di se stessa, questo sì che sarebbe un avversario inafferrabile per un potere vecchio e retrogrado.
L’articolo di oggi di Filippo Facci su Il Giornale è esemplificativo del problema dell’arbitrarietà della verità da rettifica a cui accennavo.
Il giornalista fonda il ragionamento su due affermazioni a mio parere non vere:
In sostanza il potere mediatico di un giornale (e quindi della sua versione online) non è paragonabile neanche lontanamente a quello del blog di una impiegata di Bergamo.
Chiedere una rettifica dei suoi pensieri è semplicemente ridicolo.
Questo terrore dell’opinione della gente (la vera opinione non filtrata, non quella manipolabile dei sondaggi) da parte di alcuni è abbastanza preoccupante.
e mentre noi discutiamo su come rendere sempre più difficile la vita a internet (vedi ddl Alfano) Obama risponde a domande sulla riforma sanitaria poste attraverso Youtube. Buona visione.