Sono diversi giorni, ormai, in cui i giornali e i TG italiani hanno un buco.
Sulle rivolte in Iran sono vuoti.
Non hanno contenuti, se non qualche foto o filmato preso da youtube (impossibili da verificare direttamente) e scarne analisi.
E questo non perchè non stia accadendo nulla in una zona cruciale del pianeta.
Nella giornata più drammatica (sabato 20) a fronte di un numero enorme di eventi imprevedibili gli aggiornamenti dei quotidiani online più evoluti erano praticamente fermi.
Mentre su Twitter e sui social media si scaricava un’alluvione di avvenimenti pronti per essere vagliati, verificati e analizzati i media italiani erano fermi alle dichiarazioni ufficiali del regime iraniano (che controllava i corrispondenti stranieri) o delle agenzie di stampa, togliendo implicitamente voce, in questo modo, all’opposizione.
Fa quasi rabbia constatare che non si tratta di scelte editoriali o politiche, che sarebbe bastato (e basterebbe) anche solo COPIARE dai siti che filtrano e aggregano online le notizie, che di certo non gli chiederebbero nulla essendo pubblici.
Il giornalismo non sta morendo, sta cambiando e il cane da guardia della democrazia deve risvegliarsi.