L’articolo di oggi di Filippo Facci su Il Giornale è esemplificativo del problema dell’arbitrarietà della verità da rettifica a cui accennavo.
Il giornalista fonda il ragionamento su due affermazioni a mio parere non vere:
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Internet è un media come tutti gli altri.
Non è vero e ci sono migliaia di articoli/post e centinaia di libri e ricerche negli ultimi dieci anni ad evidenziare come i social media rappresentino un modo di comunicare quasi in antitesi a quello dei mass media.
Paragonare i due è un po’ come paragonare il TG1 a una discussione tra amici al bar (un bar molto molto grande).
Si può chiedere una rettifica a uno che ti dà del cornuto davanti a un campari? Forse è più saggio rispondergli (o non rispondergli neanche).
Insomma scrivere su un muro è molto diverso dallo scrivere su Il Giornale.
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Su Internet si può scrivere anonimamente.
Questo è totalmente falso. In Italia secondo le leggi vigenti nessuno è anonimo su Internet, tutti abbiamo una targa (il numero IP) attraverso cui si può risalire a noi.
Sempre che ci sia un reato e si presenti querela, ovviamente (Filippo Facci dice che non è suo costume presentarla e in tal caso la vedo dura convincere i suoi detrattori a fornirgli gli estremi di un documento).
Certo, si può sempre andare in giro senza targa ma è illegale e la Polizia Postale e la magistratura hanno già tutti gli strumenti repressivi (nell’esempio fatto il server in Wisconsin pieno di insulti, in attesa di rogatoria, può essere oscurato in Italia dai magistrati).
In sostanza il potere mediatico di un giornale (e quindi della sua versione online) non è paragonabile neanche lontanamente a quello del blog di una impiegata di Bergamo.
Chiedere una rettifica dei suoi pensieri è semplicemente ridicolo.
Questo terrore dell’opinione della gente (la vera opinione non filtrata, non quella manipolabile dei sondaggi) da parte di alcuni è abbastanza preoccupante.