Tuesday, Jul 14th, 2009 ↓

perchè lo sciopero dei blogger non serve e una proposta alternativa

Contro il maldestro articolo di legge sulle rettifiche per i siti informatici nel maxi-emendamento del DDL Alfano il 14 luglio (oggi) una fetta importante della Rete partecipa a uno sciopero e a una manifestazione dal vivo a Roma.
Pur condividendo le valutazioni sull’assurdità della legge (per superficialità più che per precisa volontà) e rispettando chi manifesta con ogni modalità credo che uno sciopero “classico” di questo tipo sia abbastanza inutile in Rete.
Innanzitutto perchè Internet ha la sua forza dirompente in ben altre caratteristiche, non è un semplice servizio che si può pensare di fermare per lanciare un messaggio, e gli ultimi 20 anni di crescita inarrestabile, di rivoluzione dell’economia e dei costumi sono qui a dimostrarlo.
La Rete è un’organismo che ha bisogno di vivere per avere un effetto, per permettere alla gente di comunicare in maniera inedita, di formarsi idee e opinioni e che agisce al di fuori del contesto mediatico classico.
Sarebbe come decidere, potendo, di far scioperare le nostre sinapsi: un giorno con i neuroni isolati.

E allora che obiettivi potrebbe avere un sciopero reale come questo?

  • creare un disservizio per avere attenzione mediatica?
    Ma non si possono assimilare le conversazioni online a un servizio: siamo tutti editori e tutti lettori. Spegnendoci creiamo un disservizio a noi stessi ma non a chi è fuori dalle conversazioni.
    Non sarà per questo motivo che i big media ci dedicheranno attenzione nè per questo cambieranno la loro negativa politica editoriale sui nuovi media.
    Senza contare che persino scioperi più numerosi soffrono di disattenzione mediatica e la soluzione per loro risiederebbe proprio nella Rete…
  • mostrare a tutti un’Italia senza blog?
    Ma così la mostriamo solo a noi stessi.
    Chi è fuori dalle conversazioni non se ne accorgerà e per i poteri più reazionari si tratta di un sogno che diventa realtà: il media impossibile da controllare magicamente si spegne.
    Neanche nei sogni di Ahmadinejad.

Tutto questo non significa che la Rete debba rimanere inerme.
Sarebbe utile usare la spinta di questi giorni per agire ciascuno sull’unica leva a nostra disposizione: i contenuti.
Questo pericolo immediato potrebbe essere l’occasione per essere più consapevoli di cosa abbiamo in mano, per parlare, per sensibilizzarci tutti verso una fase di contenuti ancora più attenti alla realtà che ci circonda, critici e propositivi.
Per aiutare tutti a crescere insomma, a partire da adesso e nei prossimi mesi, per non aspettare il prossimo bavaglio ma immaginare la Rete che sognamo.
Una Rete davvero consapevole di se stessa, questo sì che sarebbe un avversario inafferrabile per un potere vecchio e retrogrado.

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