Friday, Oct 24th, 2008 ↓

le nuove professioni e i titoli del web

E’ da quando è nato il WWW che sento le più disparate definizioni per chi lavora nel web.
Tutte costantemente provenienti dal mondo aziendale e tutte di breve durata.
Colpa dell’evoluzione tecnologica troppo veloce? forse.
Eppure chi vive di web, e lo fa da un po’, non ha cambiato poi così tanto il raggio d’azione, lo ha solo allargato.
Semmai è costretto a cambiare ciclicamente “titolo” per interfacciarsi più facilmente con le aziende!
Come si può cercare di dare delle solide basi (anche fiscali) a professioni che non riescono neanche ad avere un nome univoco?

Le parole sono importanti, e all’interno celano dei segreti.
In questo caso il punto è che una professione non può nascere all’interno di un’organizzazione, è un ossimoro.
L’organizzazione (l’azienda) esiste storicamente proprio per migliorare l’efficienza dei mestieri rispetto alle richieste del mercato.
Una sarta può cucire molti vestiti ma una fabbrica di abbigliamento può vestire un popolo.
Un fabbro può lavorare molti pezzi ma un’azienda metallurgica può creare opere impensabili.
Ma non si può certo affermare che la prima abbia creato il mestiere di sarta e la seconda quello di fabbro, anche se li chiamiamo poi operai specializzati.

Eppure nel web accade questo, si ignorano le professioni già esistenti e se ne inventano di nuove, con indubbi vantaggi di immagine e di costi.
E con l’effetto aggiuntivo che poi anche il mondo della professione si popola velocemente di mestieri difficili da capire in una babele di nomi di cui si fa sempre più fatica a cogliere il riferimento.

D’altra parte sono sicuro che le aziende sarebbero ben felici di avere al proprio interno dei laureati in web, professionisti con un corpus stratificato di conoscenze riconosciuto e accettato ma oggi questo è impossibile.
Non esiste un’Accademia, non esiste un consenso univoco neanche tra i formatori ma se non c’è metodologia di sviluppo come può esserci innovazione, professione, tutela, arricchimento?

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